vivi con stile

 

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  • Con 10 bottiglie di plastica si fa un maglione ( 70% lana 30% PET)
  • Con 700 flaconi di detersivo e 1000 sacchetti della spesa si fa una cabina da spiaggia
  • Con 10 flaconi di plastica (HDPE) si fa la seduta di una sedia
  • Con 2 flaconi di plastica si fa un frisbee
  • Con 20 bottiglie di plastica (PET) si fa una coperta in pile
  • Con 67 bottiglie dell’acqua si fa l’imbottitura di un piumino
  • Con 27 bottiglie di PET si fa una felpa in pile
  • Con 11 flaconi del latte si fa un annaffiatoio
  • Con 7 vaschette portauova  si può tenere accesa una lampadina da 60 Watt per un’ora e mezza
  • Con 2 vaschette di plastica si può avere lo stesso potere calorifico di circa 42 grammi di gas metano

Se non sai cos’è il PET clicca qui

Se non sai cos’ è HDPE clicca qui

 

 

A casa mia si beve acqua di rubinetto

Decidi d’ora in poi di portare in tavola una brocca d’acqua fresca del rubinetto! E’ salubre e sicura quanto quella in bottiglia, ma costa 500 volte meno, non inquina e ti libera dalla fatica del trasporto. Risparmio (-70% bottiglie d’acqua): 200 euro / 80 kg CO2 all’anno.Una famiglia di tre persone che beva solo acqua minerale in bottiglia spende almeno 280 euro in un anno.Eppure, l’acqua che esce dai nostri rubinetti non ha nulla da invidiare alle blasonate minerali: ogni anno migliaia di analisi di controllo ne garantiscono la qualità e il cittadino può controllarne di persona i risultati sui siti web delle aziende erogatrici del servizio.Altrettanto salubre e sicura, l’acqua di rubinetto è 500 volte meno cara (60 centesimi per mille litri, la tariffa più bassa in Europa) e ha l’ulteriore vantaggio di arrivare comodamente a casa evitandoci la fatica di trasporti inutili.Per una famiglia che riduca del 70% il consumo di acqua minerale in bottiglia, il risparmio annuo è importante: circa 10 kg di rifiuti in meno a testa, 80 kg di CO2 evitate all’ambiente e 200 euro di risparmio familiare.

Chi ama le bollicine non necessariamente deve rinunciare: gasatore e bombolette di ricarica e anche il gusto è soddisfatto con l’acqua del sindaco!

Abbasso il riscaldamento a 20 gradi

Lo prescrive la legge e lo consigliano anche le norme di igiene per il benessere. Se a casa tua d’inverno si viaggia sopra i 20 gradi, è il momento di regolare il termostato e, nel caso, infilarsi un maglione in più! Risparmio: 100-200 euro / 200-300 kg CO2 all’anno.

Venti gradi, con due di tolleranza, è il limite massimo di temperatura stabilito da una normativa nazionale (DPR 412/1993 modificato dal DPR 551/99) per abitazioni, uffici, scuole e negozi. Si tratta di valori considerati ottimali per il comfort termico anche dai regolamenti locali di igiene, che nei luoghi dove si svolge un’’attività consigliano una temperatura interna di 19/20 gradi d’’inverno e di 26/27 d’’estate, con umidità relativa compresa tra il 40 e il 60%.

Superare i 20 gradi non fa bene neppure al bilancio familiare: per ogni grado di temperatura oltre questa soglia, per tutto l’inverno, la spesa di riscaldamento aumenta del 6 o 7%. Molto di più, anche del 30-40%, per chi si discosta di tre o quattro gradi dalle temperature d’igiene (succede spesso nei negozi o negli uffici).
In proporzione, aumenta l’inquinamento: 2 o 300 kg di CO2 all’anno per ogni grado in più.

a) Regolo il termostato a 20 °C, ricordandomi di girare la manopola dei radiatori o dell’impianto.

b) Tengo porte e finestre chiuse per non disperdere calore.

c) Non supero il limite di di utilizzo giornaliero fissato dalla legge: a Milano, 14 ore di accensione giornaliera per le caldaie a gas, ma il limite andrebbe rispettato anche per chi utilizza il condizionatore elettrico.

Ciascun proprietario o inquilino può inoltre richiedere a proprie spese un controllo del rispetto di valori massimi della temperatura ambiente. A Milano il costo dell’’ispezione ammonta a 66 euro e il richiedente è esonerato dal pagamento nel caso in cui si attesti che la temperatura risulti superiore ai limiti previsti dalla normativa.

Attenzione: l’’eventuale verifica richiesta non esime dalle operazioni di controllo e di manutenzione ordinaria dell’’impianto termico di cui è responsabile il proprietario (o l’’occupante) dell’’immobile o l’’amministratore di condominio (che può nominare un “terzo responsabile”), nel caso di impianti centralizzati.

Differenzio sempre di più i miei rifiuti

Dalle nostre case gettiamo via almeno 350 kg all’anno a testa, ma la differenziata è ferma sotto il 20%. Per legge dovremmo riciclare i due terzi dei rifiuti. L’obiettivo di questa azione è fare di meglio e di più. Sino al 65%, come prescrive la legge.
Non è impossibile, specie quando finalmente si comincerà a raccogliere separatamente l’umido (alimentari, cucina, fiori e piante).
Si tratta di rifiuti che ammontano in media a un chilo e mezzo o due a testa alla settimana, circa il 40% del rifiuto indifferenziato che produciamo oggi.

A questo bisognerebbe aggiungere un po’ di cartone e cartoncino. Già separando bene organico (umido) e carta sarebbe possibile raggiungere l’obiettivo di legge.
A queste differenziate principali si deve poi associare una maggiore differenziazione della plastica (ancora quasi mezzo chilo a testa a settimana nel sacco dell’indifferenziato) e poi, in ordine di importanza decrescente, tessili e vestiario, metalli e soprattutto lattine d’alluminio, ancora un po’ di vetro.

Illumino il riciclo

Tutti i distributori-rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) hanno l’obbligo di legge di assicurare (D.Lgs. 151 del 205 art. 6 comma 1 lettera b) il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, dell’apparecchiatura usata proveniente da nuclei domestici e consegnata dal cliente al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica o elettronica equivalente e provvedere al Corretto smaltimento. ( Anche perché questo servizio lo paghiamo -con un piccolo contributo- gia  nel prezzo di acquisto del nuovo apparecchio per es. per le  lampade il contributo varia da 14 centesimi a 26 centesimi)

ATTENZIONE! Sanzione
Il distributore che indebitamente non ritira, a titolo gratuito, una apparecchiatura elettrica od elettronica, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 150 ad euro 400, per ciascuna apparecchiatura non ritirata o ritirata a titolo oneroso.

Il ritiro corretto !!
Per essere certi che il Ritiro del rifiuto RA EE viene fatto correttamente e quindi che il distributore provveda correttamente  al suo smaltimento nei centri RAEE deve essere compilato uno schedarioallegato I (articolo 1, comma 3) del DM n. 65numerato progressivamente; nello schedario deve essere indicato il nominativo e l’indirizzo del consumatore che conferisce il rifiuto e la tipologia dello stesso (per le sorgenti luminose il CODICE CER è 200121*; per gli apparecchi di illuminazione il CODICE CER è 200136), oltre che gli estremi dell’iscrizione all’Albo del distributore.
Se si prende il rifiuto senza chiedervi nome e cognome c’è qualcosa che non va !!
Il cliente informato
Il distributore/rivenditore  deve informare i clienti sulla possibilità del ritiro gratuito dell’apparecchiatura usata a fronte dell’acquisto di una nuova, con modalità chiare e di immediata percezione , anche tramite avvisi posti nei locali commerciali con caratteri facilmente leggibili

Il non adempimento degli obblighi sopra descritti è sanzionabile ai sensi dell’articolo 10 del DM n.65 del 08 marzo 2010

L’isola ecologica e i Centri RAEE
Il cittadino se ha diversi rifiuti RAEE in casa, e non trova la disponibilità del rivenditore a prenderseli tutti, può portarli  ai centri di Raccolta RAEE o presso le isole ecologiche del Comune
Per conoscere dove sono i centri di raccolta RAEE basta andare sul sito http://www.cdcraee.it/ e andare nella sezione Comuni. Tutte le info su www.ecolamp.it.

È importante sapere che soltanto le lampade a basso consumo di energia si raccolgono separatamente dagli altri rifiuti, perché contengono una quantità minima di mercurio( da 1a 5mg), e inoltre possono essere riciclati fino al 95% recuperando vetro, metalli e plastiche , mentre lelampade a incandescenza e ad alogeni (contenenti il filamento metallico) non sono soggette a raccolta differenziata e vanno buttate nel comune sacco nero.
Per saperne di più GUARDA IL VIDEO DI ECOLAMP anche in 3D

 

Mi faccio il compost sul balcone o terrazzo

Per fare il compost sul balcone basta un secchiello con tanti piccoli fori, anche sul fondo, in modo che passi l’aria; appoggiare il secchiello su un rialzo e un sotto-vaso che raccolga eventualmente il liquido che potrebbe colare.

Cosa mettere. Scarti verdi di orto e giardino (rami sminuzzati, fiori e foglie secche); bucce e scorze di frutta e verdura (sminuzzare quelli più grandi – melone, anguria- per accelerare il processo); gusci d’uova, gusci di noce; il processo non disdegna carta (non patinata) e pezzettini di cartone (non plastificato).

Se hai una compostiera grande, potrai mettere anche la lettiera dei gatti, ma solo se è quella vegetale.

Cosa non mettere. Gusci di molluschi (mitili, vongole); cibi cotti, carne e pesce (per evitare odori sgradevoli).

Dopo 5/6 mesi si comincia a formare il terriccio e, dopo un anno, avrai il compost maturo per alimentare fiori e piante.

Spesso comuni, associazioni, scuole organizzano corsi di compostaggio domestico.

Per saperne di più:

Compost di casa mia – Vivi con stile

Altre azioni a cui puoi aderire

Inizio a coltivare l’orto in cortile o sul balcone

Differenzio gli scarti organici di cucina e balcone

Al mio gatto compro la lettiera compostabile

 

Ora stampo con più attenzione

Fai diventare più green la tua postazione di lavoro, riducendo il più possibile gli sprechi di carta. Già solo impostando la tua stampante in modalità duplex automatica, puoi ridurre senza sforzo i consumi della metà!

Nei primi anni di diffusione dei computer si pensava che avrebbero portato a una drastica diminuzione dei consumi di carta. E invece, la stima è che negli uffici ci sia un consumo di 80 kg per persona. Già solo con qualche piccola attenzione nella propria comunità di lavoro e a casa, è possibile ridurre consumi così imponenti. Un esempio? Usando 10 fogli fronte e retro ogni giorno, invece che su un lato solo, si risparmiano 6 kg di carta e 20 kg di emissioni di CO2 all’anno.

Consigli

Conoscere la stampante e le funzioni del computer collegato per settare la stampa: fronte/retro (impostazione duplex), stampare economizzando inchiostro (“economy” “draft” o “bozza”), scala di grigi (e non colori), stampare più pagine per foglio; nella redazione del documento: corpo del font non troppo grande e non in grassetto, interlinea singola, margini stretti; fare sempre l’anteprima di stampa; trovare il modo di archiviare le mail; usare la posta certificata per dialogare con le pubbliche amministrazioni; dedicare uno dei cassetti di alimentazione della fotocopiatrice alla carta già usata su un solo lato

Linee guida  per la riduzione della carta negli uffici

Userò la bici per tutti gli spostamenti brevi

ll 30% degli spostamenti quotidiani degli italiani è inferiore ai 2 km, mentre circa il 50% è sotto i 5. In città, su queste distanze, tenendo conto del tempo perso nella ricerca di un parcheggio, in bicicletta si arriva spesso prima, risparmiando così tempo e stress. La bici, infatti, non conosce code, può seguire scorciatoie, passare dalle aree pedonali e dai parchi e per questo in centro è più veloce anche di moto e scooter. Con un abbigliamento adeguato (materiali traspiranti e impermeabili, ma non troppo pesanti) la si può usare in tutte le stagioni.

Pedalare fa bene alla salute, e anche al portafoglio: usando la bici anche solo per percorrere due volte al giorno una distanza di 2,5 chilometri, si risparmiano ben 150 euro all’anno soltanto di benzina e l’emissione di 170 Kg di CO2.

Consigli

Se intendi utilizzare in modo sistematico la bicicletta potrebbe essere una notevole semplificazione la bici pieghevole, in modo da poterla usare anche sui mezzi di trasporto

Di notte ricordati di avere sempre luci ben funzionanti e, anche di giorno, portare sempre casco, catarifrangenti per essere ben visibile

Informati sulle modalità di accesso della bicicletta ai mezzi di trasporto pubblico, in Italia non sono particolarmente amiche

– il sito ufficiale della FIAB (Federazione degli amici della bicicletta)

– il sito di mobilitazione Salvaiciclisti

– il vostro ciclista di fiducia o una delle tante “ciclofficine“.
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Alle feste, solo stoviglie compostabili

Non puoi proprio fare a meno dell’usa e getta? Riduci l’impatto ambientale di feste, eventi, manifestazioni e meeting di lavoro, sostituendo almeno piatti e bicchieri di plastica con stoviglie biodegradabili e compostabili.

L’obiettivo è ridurre i rifiuti, non produrne di più, quindi si dovrebbe ricorrere all’usa e getta il meno possibile! Ma ci sono momenti in cui utilizzarli può diventare una questione di sopravvivenza/di sicurezza; per esempio, le festicciole di compleanno dei bambini!

E’ vero che da qualche anno è possibile mettere nella raccolta differenziata della plastica anche piatti e bicchieri monouso (non le posate!), ma c’è un’alternativa preferibile: ricorrere a piatti, bicchieri e posate monouso, ma di origine vegetale (Mater-Bi® e PLA) e, dunque, rinnovabile. Il vantaggio è che sono biodegradabili e compostabili e che, pertanto, possono essere recuperati insieme alla raccolta differenziata dell’organico, laddove il Comune l’ha attivata.

Consigli

Anche i Comuni possono utilizzare nelle feste e sagre di paese stoviglie in bioplastica o stoviglie lavabili con noleggio di lavapiatti. Se il Regolamento comunale non lo prevede ancora, puoi provare a suggerirlo al Sindaco.

Partecipa a Puliamo il mondo l’ultimo fine settimana di settembre

A novembre si svolge la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, puoi organizzare qualcosa come scuola, associazione, negozio, comunità di lavoro o azienda.

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Sprechi alimentari, meglio prevenire

Hai mai fatto caso a quanto cibo butti in pattumiera, magari senza neppure averlo toccato? Decidi che è ora di tagliare con i consumi superflui, calibrando meglio la spesa su quelle che sono le tue reali esigenze. Risparmio: fino a 400 euro.

Il 6-7% dei nostri acquisti alimentari viene buttato nel secchio della pattumiera. Molto di più se si considerano anche gli avanzi della catena produttiva e distributiva. In particolare, secondo dati ricavati dalla ricerca fatta per Last Minute Market, in media la famiglia italiana butta nella spazzatura circa 11 kg di alimenti all’anno; il valore dello spreco, complessivamente, ammonta a 30 euro al mese: il conto, moltiplicato per il numero dei mesi e per il numero delle famiglie italiane, è esorbitante: più di 8 miliardi di euro all’anno. Uno sperpero cui varrebbe la pena sommare anche una quota di tassa rifiuti, che paghiamo per smaltire un maggiore quantità di scarti.

Ci sono famiglie più sobrie e famiglie più sprecone. Tu a quale appartieni? Se rientri nella media, potresti risparmiare un bel po’ di quattrini! La spesa mensile italiana per gli alimentari ammonta a circa 470 euro e, dunque, si parla del 6-7% dei nostri acquisti, quasi un mese di spesa, buttato ogni anno.

Con una spesa più ponderata e attenta si può azzerare o, almeno, ridurre lo spreco; se si elimina completamente, si arriva a risparmiare fino a 400 euro; se si parte già avvantaggiati da una buona attenzione, o se qualche errore lo mettiamo nel conto, il risparmio sarà tra i 200 e i 300 euro all’anno, pari a 100 kg di CO2 equivalenti.

Cosa posso fare

a) Compilo una lista degli acquisti, programmando il menu settimanale;

b) Acquisto meno e più spesso ciò di cui ho bisogno;

c) Scelgo prodotti in offerta solo se saranno realmente utilizzati;

d) Preferisco frutta e verdura locale e di stagione: non essendo soggetta a lunghi tempi di trasporto, offre maggiori garanzie di freschezza e di durata;

e) Preferisco prodotti sfusi: doso meglio desideri e fabbisogno

f) Sto attento alla conservazione degli alimenti. Ad esempio, mantengo separate le confezioni delle diverse varietà di frutta e verdura (meglio in contenitori di carta), divido la frutta e la verdura più matura che intendo consumare subito da quella che si potrebbe conservare più a lungo;

g) Riutilizzo gli avanzi della tavola;

h) E fuori casa? Uso la Good Food Bag” o frequento ristoranti che danno la possibilità ai clienti di portarsi a casa i cibi rimasti nel piatto (vedi azione: Spreco meno anche fuori casa)

Per saperne di più

Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori
Last Minute Market
Fondazione Banco Alimentare
Lo sapevi che “Mangio meglio, spreco meno”

 

 

 

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Perché calcolare la propria “impronta di carbonio”?
Per capire come cambierà la nostra vita nel prossimo futuro. E cominciare a decidere come e quando farlo.

Intanto: cosa vuol dire “impronta di carbonio” e perché? Molte trasformazioni energetiche comportano oggi un consumo di combustibili fossili (petrolio, metano…) che, bruciando, emettono in atmosfera una certa quantità di CO2 (anidride carbonica) e altri gas di origine fossile. Questi gas sono la causa principale dei cambiamenti climatici causa di catastrofi, incertezza per le produzioni agricole, danni sanitari e migrazioni di popolazioni in diverse parti del mondo. Secondo l’Unione Europea e le Nazioni Unite i paesi industrializzati della terra dovrebbero ridurre le proprie emissioni inquinanti del 20-30% entro il 2020 e del 80-95% entro il 2050.

Quindi anche ogni azione individuale e collettiva che compiamo, comporta un certo inquinamento dell’atmosfera planetaria. Come acquistare un prodotto che abbia comportato un consumo di energia non rinnovabile nella sua produzione (in Cina o in Italia), fare il pieno della propria automobile, accendere la luce, mandare una mail, usare i mezzi pubblici o i servizi sanitari. Ma quanto? E cosa può davvero fare ciascuno di noi nel proprio piccolo?

Come calcolare la tua impronta di carbonio

L’impronta di carbonio di ogni italiano

Noi (italiani ed europei) emettiamo ogni anno poco meno di 12 tonnellate di CO2 a testa. E siamo 60 milioni in Italia!

Come si arriva a questa valutazione? L’Italia emette nell’atmosfera del pianeta circa 500 milioni di tonnellate all’anno di CO2 di origine fossile (vedi in proposito il Rapporto Stato dell’Ambiemnte 2012 dell’Agenzia per l’Ambiente ISPRA – LINK). Ma il sistema economico italiano è aperto: importa materie prime e prodotti, esporta semilavorati e beni. Ognuno dei quali ha un costo “di carbonio”: siamo corresponsabili della CO2 generata nella produzione dello smarphone che ci compriamo! Al netto dell’import e dell’export, l’Italia è causa della emissione in atmosfera di 670 milioni di tonnellate di CO2. Quindi più di 11 tonnellate pro capite all’anno (sempre Rapporto Ispra). Analogo risultato arriva lo studio commissionato dall’Agenzia Europea e da cui sono tratte le valutazioni dell’Agenzia italiana: si intitola “Environment consumption and production“.

Ovviamente, non siamo direttamente responsabili di tutto questo inquinamento, non decidiamo noi come si producono i beni, ma possiamo fare molto cambiando stili di vita e di consumi. Tanto per cominciare non siamo tutti eguali: giovani o vecchi, attenti o spreconi, ricchi e poveri… consumano e inquinano in modo diversissimo.

Esempi tratti dal libro “Le città sostenibili”

Nel libro “Le città sostenibili”, propongo l’impronta di carbonio di cinque diversi personaggi immaginari. A parte il Sig. Euro, che corrisponde alla media europea, gli altri sono Camillo, un impiegato comunale, che non usa la macchina, Flavia, la moglie, che guida per andare al lavoro ma ha abbracciato la scelta vegetariana. Paola è una manager, lavora in due continanti e condivide con il marito un tenore di vita elevato. Al contrario Giulia, studentessa e prossima architetta, non possiede l’auto e investe tutti i suoi risparmi in vacanza in America. Che dire: la differenza, il diverso peso sulle risorse del pianeta non sono solo tra gli stati, ma anche sociali: Paola inquina come una canadese, Giulia come molti cinesi! Anche gli stili di vita fanno la differenza!

A proposito: tutte le azioni, individuali e collettive, che le comunità di Viviconstile hanno messo a vostra disposizione su questo sito, vi permettono di ridurre, e di tanto, le “emissioni” dirette e indirette di ciascuno.

 

 

Questa comunità è dedicata a tutte le persone che hanno a cuore il valore del cibo e hanno voglia di sperimentare nuove pratiche per combatterne lo spreco.

Lo sapete che 1/3 del cibo prodotto nel mondo viene gettato ogni giorno? E che questo vuol dire buttare nella spazzatura anche la terra, l’acqua, l’energia che ci sono volute per coltivare le materie prime, raccoglierle, trasformarle, cucinarle e portarle nei nostri piatti?

Nell’anno dell’EXPO diamo il nostro contributo per sfamare il pianeta dimostrando come è facile combattere lo spreco ogni giorno sia quando si mangia a casa che fuori. Se in mensa, al ristorante, in pizzeria avanza del cibo, portiamolo a casa senza vergognarcene, anzi facciamo che diventi motivo di orgoglio! E poi raccontiamo, fotografiamo e condividiamo cosa ne abbiamo fatto… le idee sono contagiose! Per questo abbiamo preparato in collaborazione con il Gruppo Elior, il primo operatore nella ristorazione collettiva in Italia, una serie di strumenti, questionari e schede informative che speriamo vi possano essere utili.

Per altre informazioni sulle Good Food Bag visitate la pagina dedicata cliccando qui!

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